E i miei pensieri furono come nespole nell'oceano..

Miei Cari Affezionati,
È indiscutibilmente un sacco di tempo che non mi faccio viva, lo so.
Mi disapice per quanti hanno commentato su questo blog e sono rimasti senza notizie, am qeusto è stato un periodo denso e le mie energie erano tutte concentrate a tenermi in piedi mentre metaforiche scosse di terremoto mettevano a dura prova la mia stabilità mentale.

(tranquilli che per adesso vinco io :P)

Insomma, un breve sunto.
dall'ultima volta che ho scritto sono passate varie settimane in cui ho per lo più pattinato e studiato. Entrambi con scarsi risultati se devo essere sincera. Ma in fondo in fondo, me ne foootto (come dice CamilleriBYFiorello) perché la ragione più importante del viaggio è viaggiare e, ogni tanto, capita che si siano imparate lezioni i cui risultati non si vedono affissi in bacheca.
Gli esami ormai sono finiti e ci stiamo tutti godendo le vacanze che dureranno, se tutto va bene, fino agli inizi di Marzo. Questo se la sottoscritta ha passato gli esami, perhcé se non li ha passati avrà un bel da fare a studiare per gli esami di recupero che si terranno a fine febbraio e che le permetteranno di passare al livello successivo. (come con i videogiochi insomma)

In tutto questo sono anche arrivate le feste, l'unico momento in cui essere dall'altra parte del mondo è una verità che ti si para davanti senza alcuna grazia, gelida e incontrovertibile. Il Natale latitava; assente nelle decorazioni posticce, assente negli spennacchiati abeti (addobbati senza cuore più che sena cura), assente negli occhi dei bambini che non si affannavano sovraeccitati contro le vetrine ad elemosinare regalucci dell'ultimo minuto, assente nei Babbi Natali magri e dagli occhi a mandorla.
Per un paio d'ore però ha ceduto e si è mostrato. Era le cena del 24 e un piccolo, psaruto gruppo di amici messi insieme dal caso e dalla reciproca solitudine, pasteggiavano in una caffetteria scintillante di festoni, con tanto di cameriere con le papaline rosse. Non c'è niente id esaltante in un calamaro arrostito servito freddo e accompagnato da riso in bianco, devo ammetterlo, ma nei nostri brindisi, negli abbracci, nei sorrisi e negli occhi dei commensali c'era il restrogusto di una nottata passata a giocare a carte, di un affetto effimero ma tenero, di famiglia. Quasi.

Seguito dalle feste, il mio compleanno. Questo evento che ogni volta mi aspetta all'angolo del nuovo anno, quando appena la gente comincia a riprendere fiato dal casotto delle feste, senza soldi e anche un po' stanca di gozzovigliare. Eppure osno riuscita a mettere in piedi una cenetta simpatica e a trascinare i miei amici in discoteca per qualche ora. La giornata è stata decisamente piacevole... osno andata a dormire con gli auguri degli estremamente puntuali, e mi sono svegliata con le mail e gli abbracci di tutti quelli per cui un giorno comincia quando il sole è già ben alto nel cielo. È continuato fra incontri, messaggi e telefonate, ed è finito sonnacchioso e ben pasciuto da tanto affetto senza che nulla sia mancato.
A proposito di questo, ringrazio tutti quelli che sfidando lo spazio e il tempo (i kilometri ed il fuso orario) mi hanno chiamata per darmi gli auguri e farmi sentire che in fondo "nessun luogo è lontano".

Che dire, per tutto il resto c'è il babbomat.


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